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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 11/03/2013

All'indirizzo http://novita-dal-governo.diritto.it/docs/34752-l-interpretazione-del-contratto

Autore: Concas Alessandra

L’Interpretazione del Contratto

L’Interpretazione del Contratto

Pubblicato in Diritto civile e commerciale il 11/03/2013

Autore

47515 Concas Alessandra
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L’interpretazione del contratto è quel procedimento al quale è chiamato il giurista ed in particolare il giudice, al fine di attribuire il corretto significato alla pattuizione che intercorre tra le parti e alla determinazione dell’intento pratico perseguito dalle stesse.
La disciplina giuridica dell’interpretazione del contratto è contenuta al Capo IV “Dell’interpretazione del contratto” del Titolo II “Dei contratti in generale” del Libro IV “Delle Obbligazioni” del Codice Civile, dall’articolo 1362 all’articolo 1371.
L’interpretazione del contratto ha l'obiettivo di individuare con precisione gli effetti giuridici dell’accordo raggiunto dalle parti e viene definita come una serie di regole procedimentali attraverso le quali si applicano i criteri che l’interprete deve osservare per attribuire un corretto significato al testo interpretato.
Il senso delle parole o di più frasi, contenute in un contratto, può dare luogo a controversie sul loro effettivo significato, rendendo necessario appurare il significato che i contraenti hanno inteso dare, e per questo è opportuno individuare criteri legali specificamente diretti all’interpretazione dello stesso.
Queste regole, che, come sopra scritto, si trovano nel libro quarto del codice civile agli artt. 1362-1371, hanno come proprio scopo quello di dirigere il procedimento rivolto alla attribuzione di un significato al testo contrattuale.
Le norme dettate per l’interpretazione hanno la natura di precetti giuridici vincolanti.
I destinatari di questa normativa che detta le
direttive sono sia il giudice sia coloro che siano interessati agli effetti del contratto che si vuole interpretare, e sono criteri che vincolano le parti, perché dal testo contrattuale deducono i diritti che a loro spettano o le obbligazioni che a loro derivano, e sonocriteri dei quali si avvale il giudice quando è controversa tra le parti l’interpretazione del contratto sul quale è sorta controversia in giudizio.
Il giudice di merito, nelle sue determinazioni, non è vincolato dall’interpretazione o dalla qualificazione che le parti hanno dato o danno al contratto.
A norma degli agli artt. 1362 e seguenti del codice civile, il contratto si deve interpretare in modo da individuare la comune intenzione delle parti.
L’oggetto dell’interpretazione non è la puntuale ricostruzione storica della volontà degli stipulanti, ma quello che appare oggettivamente voluto che risulti dalla formulazione dello stesso.
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prima questione riguarda la comprensione di che consista la comune volontà dei contraenti. L’altro aspetto consiste nell’individuare altri criteri, se presenti, ai quali fare ricorso ai fini della qualificazione se la volontà delle parti non sia accertabile o non risulti chiara.
È importante notare che a seconda delle diverse concezioni del contratto, si manifestano diverse posizioni su quale possa essere la diversa ampiezza che spetta all’attività ermeneutica.
In base ad una concezione un tempo dominante, di impronta giusnaturalistica, la cosiddetta dottrina psicologica, si riteneva che il contenuto della comune volontà delle parti che l’interprete doveva accertare consistesse in una volontà in senso psicologico, cioè nella volontà storica delle parti del contratto.
Per individuare la volontà così intesa, il giudice doveva interpretare il negozio con l’aiuto di regole puramente logiche, senza utilizzare norme legali funzionali alla ricostruzione della realtà storica.
Un altro indirizzo teorico, la cosiddetta dottrina obiettiva, individuava la comune intenzione delle parti nel valore oggettivo del contratto, riconoscibile dalle conformi dichiarazioni e condotta delle parti, anche successive alla stipula dello stesso.
Se si ritiene che oggetto dell’interpretazione sia la volontà negoziale, l’attività dell’interprete dovrà essere indirizzata alla ricerca di questo volere interiore, che si manifesta nell’accertamento del fatto psichico, o del percorso psicologico di formazione della volontà.
Al contrario, se si ritiene che l’interpretazione debba interessare prevalentemente il comportamento esteriore, per come si è manifestato nel dato testuale e in ogni manifestazione esterna rilevante, essa tenderà a manifestarsi come un giudizio sul significato esteriore del negozio.
La prima tesi disconosce la realtà sociale dell’accordo, la seconda rischia di sacrificare la reale determinazione delle parti, perché utilizza criteri di valutazione che consentono una visione completamente esterna del contratto.
Secondo una tesi mediana, il significato della comune volontà delle parti, oggetto del procedimento di interpretazione,
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