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Diritto.it

ISSN 1127-8579

Pubblicato dal 22/09/2015

All'indirizzo http://novita-dal-governo.diritto.it/docs/37367-il-contratto-a-termine-nei-decreti-attuativi-del-jobs-act

Autore: Viceconte Massimo

Il contratto a termine nei decreti attuativi del jobs Act

Il contratto a termine nei decreti attuativi del jobs Act

Pubblicato in Diritto del lavoro il 22/09/2015

Autore

45952 Viceconte Massimo
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Sulla Gazzetta Ufficile n. 44 del 24 giugno 2015-Supplemento Ordinario n.34 è stato pubblicato il Decreto Legislativo 15 giugno 2014 n. 81,Disciplina organica del contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni,a norma dell’art.1,comma 7,della legge 10 dicembre 2014, n.183
Tale provvedimento rappresenta l’atteso “riordino” delle tipologie di contratti di lavoro.Ci si attendeva un a sforbiciata forte alle infinite forme di contratto flessibile.Ma ciò non  pare esserci.A parer nostro si tratta per lo più di un a”rivisitazione” delle tipologie già in essere..
Da parte nostra ci siamo proposto l’obiettivo di seguire l’evoluzione del principale contratto c.d. flessibile,il contratto di lavoro a tempo determinato, che ha  svolto sul mercato del lavoro una funzione molto significativa. In questi ultimi anni molti e assai importanti sono stati i cambiamenti che lo hanno riguardato,trasformandone fortemente il profilo e quindi la funzione, si pensi soltanto alla “acausalità”: Ma, inoltre, provvedimento dopo provvedimento si sono apportati ulteriori cambiamenti che, pur parendo minimi, hanno inciso profondamente sull’istituto.
Su questa rivista siamo intervenuti negli ultimi tempi, a testimoniare della nostra attenzione, con tre saggi: dallo 08/04/2014 “Brevi considerazioni sulla riforma del contratto di lavoro subordinato  a termine del Governo Renzi”,dal 12/06/2014 “Il nuovo assetto del contratto di lavoro a termine dopo la legge di conversione del decreto Poletti”, dallo 08/09/2014 “Nuovo
contratto di lavoro a tempo determinato.Focus su durata,proroghe e c.d. rinnovi”
Come abbiamo su detto. l’ultima normativa, quella in esame,.ha rappresentato ,soprattutto per il contratto a termine,  una “rivisitazione” , ma non certo priva di importanza.
Limiteremo la nostra indagine ad alcuni aspetti che riteniamo più significativi.
Con lo scopo di fare un confronto riproduciamo,da un lato,il testo della normativa approvata con  Decreto legge 20 marzo 2014  n.34 convertito, con modifiche, con legge16 maggio 2014 n. 78, e dall’altro il testo approvato  con Decreto Legislativo 15 giugno 2014 n. 81.
Così la normativa ,diciamo così, originaria:
 
Art. 1 comma1-. <È consentita l' apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a trentasei mesi, comprensiva di eventuali proroghe, concluso fra un datore di lavoro e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di

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di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi del comma 4 dell’articolo 20 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
Art.4. Disciplina della proroga.-< 1. Il termine del contratto a tempo determinato può essere, con il consenso del lavoratore, prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni. In questi casi le proroghe sono ammesse, fino ad un massimo di cinque volte, nell’arco dei complessivi trentasei mesi, indipendentemente dal numero dei rinnovi, a condizione che si riferiscano   alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato . [D.L. 34/2014 conv. L.78/2014]
2. L'onere della prova relativa all'obiettiva esistenza delle ragioni che giustificano l'eventuale proroga del termine stesso e' a carico del datore di lavoro.>
Art.5 comma- 4 bis <Ferma restando la disciplina della successione di contratti di cui ai commi precedenti, e fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro fra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i trentasei mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l'altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato ai sensi del comma 2 :  ai fini del suddetto computo del periodo massimo di durata del contratto a tempo determinato, pari a trentasei mesi, si tiene altresì conto dei periodi di missione aventi ad oggetto mansioni equivalenti, svolti fra i medesimi soggetti, ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo
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